Il Ponte di Vizzano

Questo slideshow richiede JavaScript.

Si potrebbe ipotizzare che nell’Impero Romano, la strada di collegamento Roma-Firenze con Bologna passasse dal ponte di Vizzano. Poi nel tempo la nuova strada, oggi chiamata “statale della Futa” venne fatta proseguire lungo la sponda destra del Savena fino a Bologna, molto più agevole e più breve. Così il ponte di Vizzano perse di importanza e quando nel tempo: l’usura, le furie delle acque e le guerre lo demolirono non venne più ricostruito. Per secoli e secoli la sponda destra del Reno rimase isolata, staccata dalla vita sociale ed economica del capoluogo; era possibile raggiungere Sasso attraversando il fiume a guado in due punti: a Sasso, poco più a valle dell’attuale Ponte Albano,  dove il letto del fiume si allargava permettendo un facile passaggio; e a Pontecchio, nei pressi di Palazzo Rossi a valle dèll’attuale “Chiusa”, solo quando le copiose acque del Reno lo permettevano.

Nell’ultimo secolo, i cittadini di Vizzano, sono stati favoriti dalla costruzione della “Chiusa”, costruita per garantire la presa d’acqua che da Palazzo Rossi portava acqua alla Cartiera del Maglio per produrre elettricità e per lavorare la carta. Era quindi possibile il passaggio con carri ed altri mezzi sotto la “Chiusa” e a piedi, nei periodi di magra, sul ciglio della medesima. Due erano i punti in cui si poteva anche traghettare il fiume: a Sasso sotto alla Rupe, alla “Barca” e a Vizzano dove ora c’è il ponte.
Battistini Fausto, detto “Faustino”, nato a Pontecchio nel 1864 fu il primo “passatore” di Vizzano; abitava alla Barca di Pontecchio, assieme ai genitori, un fratello e sei sorelle. Il suo lavoro consisteva nel trasportare con la barca le persone da una sponda all’altra del fiume; iniziava alle prime luci del giorno e chi veniva da Pontecchio per recarsi a Vizzano, passava davanti alla sua casa e lo chiamava; chi veniva dalla parte opposta lo chiamava dalla sponda destra del fiume.

I ragazzi di Vizzano, in età scolare, dal 1916 al 1930 cambiarono per quattro volte la sede scolastica. Nel 1916 andavano a scuola a Colle Ameno e due volte al giorno dovevano traghettare il fiume al costo di 20 centesimi per volta, ma in inverno ed in primavera perdevano anche intere settimane di scuola poiché non era possibile traghettare il fiume a causa di continue piene. Nel 1920 fu aperta una scuola alle Ganzole; dopo qualche anno si decise di aprire una scuola a Vizzano, che ebbe sede a Cà dei Piedi. Per fare lezione in tutte e cinque le classi, c’era una sola maestra, la Signora Antonietta Golinelli, piena di volontà e di grinta. La sera, nei periodi invernali, organizzava corsi serali per adulti; a Vizzano nei primi anni del 1900, oltre il 90% della popolazione era analfabeta. Fu la maestra a farsi promotrice di un “Comitato” per la costruzione del ponte di Vizzano; in questo modo gli scolari avrebbero potuto frequentare la scuola di Pontecchio, meglio organizzata.

I lavori per la costruzione del ponte di Vizzano iniziarono nel 1926. Progettato e costruito su piloni in cemento armato, ebbe però vita breve: nell’autunno del 1928, quando si erano da poco ultimate le gettate di cemento, una imprevista ed eccezionale piena spazzò via metà del ponte: la parte verso la sponda di Pontecchio, con grande delusione e tristezza da parte di tutta la popolazione di Vizzano e degli addetti ai lavori. Si decise allora che la parte maggiormente esposta alla furia dell’acqua, venisse costruita in sospensione, come il famoso ponte di Brooklyn. La costruzione fu eseguita dalle Officine Riva Calzoni di Bologna ed il ponte venne inaugurato nel 1930.

Per 15 anni il ponte funzionò regolarmente. Anche durante la guerra, per diverse volte i bombardieri e caccia alleati tentarono di bombardare il ponte, ma non riuscirono a danneggiarlo. Il 17 aprile 1945, i tedeschi in ritirata, per ritardare l’avanzata delle truppe alleate, lo fecero saltare con cariche di tritolo poste sulle funi portanti sul lato verso Pontecchio.
L’esplosione tranciò le funi ed il ponte cadde nel fiume rimanendo sospeso dalla parte opposta: gli alleati arrivarono a Sasso nella mattinata del 19 Aprile, i121 fu liberata Bologna ed il 25 Aprile la guerra finì. Iniziarono gli anni della lenta ricostruzione per riparare le gravi ferite della guerra, ed iniziò anche così, di nuovo, l’attività del barcaiolo per traghettare le persone; non era più Faustino, che aveva ormai raggiunto 81 anni di età, a trasportare da una riva all’altra i passanti. Solo nella primavera del 1948 iniziarono i lavori per la ricostruzione del ponte di Vizzano, affidati alla Cooperativa Ricostruzione di Sasso Marconi; progettista e Direttore dei lavori l’Ing. Sergio Dall’ Omo e l’ Ing.Rinaldi capo del Genio Civile. Nel pomeriggio del 21 Aprile 1949, presenti il Prefetto di Bologna, il Provveditore alle opere pubbliche, il Capo del Genio Civile, il Sindaco di Sasso Marconi ed altre Autorità locali, venne inaugurato il nuovo ponte.